Le mostre

CASTELLO DI SUSANS, MAJANO (UD)

GLI EMISFERI DI BIGAS LUNA

Opere di Bigas Luna, Saturno Buttò, Calogero Condello, Maria Stella Corsi, Mario Sillani Djerrahian, Carlo Vidoni

Mostra / Spettacolo che omaggia l'opera e la vita di Bigas Luna, nella costante tensione fra ragione progettuale e passione, che Maravee attraversa in emozionali allestimenti scenografici, puntualizzando il filo rosso che dalla visionarietà progettuale dei primi videotape e cortometraggi ha condotto alla relazione fra design e regia del corpo performativo sfociando nel concetto di "intimismo uterino", di attenzione e passione per la natura, riversata in materia pittorica e tavole imbandite.

Il tutto suddiviso in sei sezioni sui tre piani del castello, con le ambientazioni scenografiche ideate da Belinda De Vito, che di Bigas Luna mettono in scena la ricostruzione della materia pittorica e dei tavoli di design, come quello acquistato da Dalì e tuttora esposto nel Teatro Museo Dalì di Figueres; con proiezioni d'immagini raccolte da Sabrina Zannier in Spagna tra 2012 e 2017, nella casa e nello studio dell'artista, sulle colline di Tarragona, in un cammino e in una ricerca condotta prima al fianco dell'artista, poi della moglie Maria Celia Oros Valencia e degli artisti selezionati per vicinanza poetica, che arricchiscono il percorso espositivo in altre sale e pareti.

La Madre terra di Bigas Luna si espande e attualizza nell'attenzione alla natura, agli alberi e alle pietre con le opere di Carlo Vidoni, Mario Sillani Djerrahian, Maria Stella Corsi; con la dedizione al corpo umano in Calogero Condello e nel tripudio dell'universo femmineo in Saturno Buttò.

Il corpo in scena, con performance di musica, canto lirico, danza e prosa, ideate e prodotte appositamente sul concept del Festival, a ridosso delle specifiche connotazioni di ogni sezione, ha visto all'opera il soprano Lara Matteini, l'attore Massimo Somaglino, le danzatrici dell'Associazione Danza e Balletto Udine e Yeronimus Kaplan vintage dj set.

Tra video, dipinti, fotografie, incisioni, sculture, installazioni ambientali di valenza scenografica e corpo performativo sulla scena dell'arte, il percorso espositivo sui tre piani del castello si è sviluppato nelle seguenti sezioni:

VISIONARIETA' PROGETTUALE / DALL'OGGETTO AL SOGGETTO / INTIMISMO UTERINO / IL REGARDEUR: ragione e passione tra natura e cibo / LO STUDIO: ragione e passione tra natura e pittura / A TAVOLA CON BIGAS LUNA

TERRAZZA MARE, LIGNANO SABBIADORO (UD)

BIGAS LUNA DI TESTA E DI PANCIA

Opere di Bigas Luna, abiti del brand Matea Benedetti / Sustainable luxury di Mateja Benedetti

Al centro dell'arte poliedrica di Bigas Luna, "la testa e la pancia", il pensiero e il corpo, la ragione e la passione. Suddivisa in tre ambienti connotati dalla simbologia di altrettanti colori - il Bianco del latte/nutrimento, il Rosso del sangue/passione, il Nero del segno/progetto - la mostra racconta il filo rosso che unisce l'opera fotografica, pittorica e cinematografica di Bigas Luna, dove l'impalpabilità della pellicola filmica ha sempre trovato il proprio contraltare nel segno e nella pittura condotta con un pennello vegetale, quel gambo di un cipollotto generato dai semi della terra, che Bigas Luna ha coltivato tra vita e arte.

In mostra le prime sequenze di Polaroid esposte negli anni Settanta, le fotografie a colori scattate sul set dei suoi film ed elaborate in composizioni concettuali, i disegni/collage - che hanno accompagnato il corso della sua esistenza sotto forma di diari visivi - per arrivare alle fotografie più recenti della serie A Fior di Pelle.

E dalla "pelle" di Bigas Luna si approda alla pelle ecologica degli abiti di Mateja Benedetti, designer e costumista slovena che con il suo brand etico e sostenibile conferisce ulteriore voce alla relazione uomo/natura. Con capi bianchi, rossi e neri che segnano sul fronte dell'abito le tre vie poetiche di Bigas Luna.

Valori e simbologie cromatiche animati dai corpi delle performers Erica Modotti, Maria Anna Deidda e Francesca Strizzolo entro un progetto coreutico in cui gesti, segni, membra ed espressioni tracciano il passo dell'intrigante rincorsa tra Ragione e Passione.

MUSEO CIVICO DI PALAZZO ELTI, GEMONA DEL FRIULI (UD)

A TESTA ALTA

Personale di Willy Verginer

Proseguendo sulla via emozionale che caratterizza la poetica di Bigas Luna, tesa tra Ragione e Passione nella relazione fra l'amore per l'ambiente e una progettualità certosina, l'opera di Verginer si materializza in sculture che inscenano un'umanità universale. Le sue figure a grandezza naturale sono intensi e al contempo fragili testimoni dell'esistente.

Rappresentano un'umanità "a testa alta", fiera di rispettare i valori dell'ecologia, che troneggia argentea su barili riciclati, che vi si distende all'interno, quasi a cercare la pulizia del mondo o, ancora, che svetta su un cumulo di riciclo e colorandosi in un'intensa nuance verde clorofilla sottolinea la volontà, e forse la necessità, di scambiare la propria epidermide con il fogliame degli alberi.

La funzione del colore nell'opera di Verginer è di spiazzare lo sguardo dell'osservatore, di tradire le attese e di alterare i codici della rappresentazione, come quando fa assumere ai suoi personaggi posture scomode in insolite messe in scena: l'uomo disteso a terra con la testa dentro il barile, la ragazzina in piedi con lo sguardo sul braccio teso, dal quale nascono le foglie come fosse il ramo di un albero o, ancora, l'enigmatico uomo in cravatta e occhiali da sole che dall'alto di due barili indica il cielo in un gesto tra il profetico e lo scaramantico. Il dualismo concettuale di Verginer, tra ragione e passione, natura e cultura, ravvisabile pure sul fronte cromatico, si è catapultata sui corpi e sui volti delle performers della Petite École nel corso della performance coreutica tesa al confine tra danza contemporanea e tableaux-vivant. 

GALERIJA LOZA, CAPODISTRIA (SLOVENIA)

LA CURA

Opere di Lara Jeranko Marconi, Anja Jerčič Jakob, Mateja Kavčič, Saba Skaberne

Questa collettiva rimette al centro del Festival la dedizione alla natura, proseguendo la via emozionale che caratterizza la poetica di Bigas Luna. Tesa tra Ragione e Passione nella relazione fra l'amore per l'ambiente e una progettualità certosina, La cura mette in scena il principio della dedizione, la volontà di occuparsi di qualcosa e qualcuno, di prendersene cura. L'oggetto della dedizione è la relazione uomo/natura, traslata in un'intrigante e divertita visionarietà.

La mostra si sviluppa attorno a un "cuore pulsante": il video Con el corazon di Bigas Luna, un plauso alla vita e al suo ciclo naturale, quindi alla "cura" dell'uomo e della natura, che l'autore catalano intendeva in una relazione di reciproco scambio e che gli artisti in mostra mettono in scena ri-progettandola in nuove germinazioni.

Anja Jerčič Jakob fa crescere il quadrifoglio in oggetti d'uso quotidiano, ritagliando nella mente creativa e negli occhi dell'osservatore dei micro-mondi connotati da un intenso e balsamico lirismo. L'immaginazione corre lungo le sale e s'innerva nell'opera di Mateja Kavčič, dove il segno raffinato e discreto disegna l'intreccio arboreo di un bosco che contamina lo spazio architettonico. Infinitamente grande e infinitamente piccolo si fondono nell'opera di Saba Skaberne, dove l'elemento vegetale ri-creato in feltro assurge a paesaggio mentale. Un paesaggio abitato dagli animali di Lara Jeranko Marconi, ritagliati con progettualità certosina su fogli di carta tracciando un circuito interno ai corpi fatto di intrecci di rami e foglie, quasi avessero inghiottito, quegli animali, il paesaggio in cui abitano.

La cura è una mostra in cui la mente creativa viaggia ad alta velocità nei sentieri di una natura colorata e fiabesca, capace di catapultare l'osservatore nella magica tensione fra Ragione e Passione.